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CANTO D'ADDIO DI UN PADRE IRACHENO AL SUO FIGLIOLETTO
Il figlioletto era raggiante. La mamma gli aveva detto che suo padre, un guerriero iracheno, era arrivato a casa, e aveva deciso di portarlo a fare una passeggiata per il boschetto di palme vicino al fiume. Suo padre aveva avuto un permesso premio, una breve vacanza per vedere la famiglia, perche' il giorno appresso ci sarebbe stata una grande battaglia e la seria possibilita' di morire.
Appena soli, camminavano ora insieme per un piccolo sentiero lungo il fiume tra le palme altissime e bruciate dal sole, il figlioletto chiese a suo padre: - Ma padre cos'e' una vacanza? - e si fermo' a guardare in su verso il volto di lui, che era silenzioso e pensieroso. Il padre cerco' di sorridere.
Gli spiego' che c'erano due tipi di vacanza, il primo e' quello terreno, umano, quello che si alterna tra un lavoro e l'altro e scandiscce il ritmo della vita.
Il secondo tipo e' invece un premio che conclude il lavoro: - E' la vacanza piu' bella, quella presso Allah. -
Camminarono scendendo piu' vicino al fiume, le cui acque cristalline scorrevano creando un leggero rumore di fondo, costante, che si fondeva al canto degli uccelli, o al gracchiare delle rane.
Il figlioletto si fermo' vicino all'acqua e inizio' a giocare con dei piccoli ciuffi di erba e con i sassolini colorati del greto del fiume. Pero' si vedeva che pensava a qualcosa, che rifletteva sulle parole del padre attentamente e che qualcosa in fondo lo turbava. L'espressione del viso era come corrucciata, preoccupata.
Dopo un po', mentre il padre si era acceso una sigaretta e pensieroso scrutava l'orizzonte, chiese:
- Padre, se prendi il premio poi torni? -
Il padre tacque. Aspiro' lentamente una boccata di fumo, poi sorrise.
- Tornero' se Allah vorra' - rispose - ma ... - farfuglio' incerto senza terminare la frase.
Il bambino fisso' il padre che intanto aveva allontanato lo sguardo altrove per nascondere la malinconia.
Insieme continuarono la passeggiata buttandosi lungo il sentiero che camminava tortuoso tra le palme.
- Quanto e' grosso il mostro, padre? Mamma dice che e' tanto grande. - chiese ancora ad un certo punto.
Il padre sorrise. Gli spiego' che il mostro e' grande, ma Allah lo e' di piu'. Che bisogna avere fiducia in Allah perche' lui e' al di sopra di ogni cosa. Il mostro sara' sconfitto e il sole tornera' a splendere sul mondo intero.
- Ma quanto tempo ci vorra'? - chiese ancora il bambino con una mossa di impazienza.
Erano ormai arrivati alla fine del sentiero e iniziava la strada asfaltata, di li' a poco sarebbero giunti a casa. Allora il padre si fermo' mettendosi a sedere su un tronco di palma riverso in terra. Prese il figlioletto e se lo mise sulle ginocchia. Lo fisso' e gli disse: - Non so quanto ci vorra' figlio mio. Forse tanto o forse poco, ma Allah aiutera' il nostro popolo e presto non saremo piu' soli nella lotta perche' il mostro minaccia il mondo intero. - disse deciso, poi continuo' piu' dolce - Ma se Allah vorra' darmi il premio, tu devi essere forte, non devi piangere, perche' un giorno anche tu riceverai il premio e allora ci abbracceremo, come adesso e staremo insieme per sempre. -
A quelle parole il bambino sorrise. Allora il padre lo abbraccio' forte forte, cosi' da nascondergli una piccola lacrima amara che intanto gli scorreva giu' per il viso. Senza farsi notare il padre la asciugo' e poi fisso' di nuovo il figlioletto con il sorriso in volto.
- E mi raccomando, se vado da Allah, stai attento alla mamma, d'accordo? -
Il figlioletto assunse un'espressione seria carica di responsabilita'. - Certo! - esclamo' dunque. Allora si rialzarono e giunsero sino a casa. Una brezza leggera e la malinconia aprivano ormai le porte della sera.
L'indomani una grande battaglia contro il mostro aspettava il padre, la mamma, il bambino, tutti quanti, attendeva la citta' intera, perche' il mostro era ormai alle sue porte. Falluja.
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